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A dieci anni dal sisma la città di L’Aquila è fortemente cambiata e con essa gli abitanti e le loro necessità. L’esigenza primaria della ricostruzione delle case e degli edifici strategici ha per anni messo da parte lo spazio urbano, lo spazio delimitato da muri, lo spazio pubblico di relazioni sociali. Quest’ultimo ha assunto la conformazione di luogo di deposito per i materiali da cantiere, parcheggio di camion e mezzi, sebbene gli aquilani abbiano sempre cercato di abitarlo in quanto essenza di città.

D’altro canto alcuni spazi dentro le mura, precedentemente poco vissuti o apprezzati dai cittadini, hanno acquisito nel corso degli ultimi anni una vitale importanza per studenti, residenti e cittadini, costituendo il fulcro della socialità che lentamente riprende il suo corso al di fuori delle mura dei palazzi che tornano all’antico splendore.

E’ il caso di piazza Regina Margherita e di Largo Tunisia.

In un momento storico in cui la città si presta a diventare tecnologicamente competitiva grazie allo smart tunnel, al GSSI, ai laboratori del Gran Sasso e alla scuola di restauro del cantiere più grande d’Europa è doveroso procedere verso una riqualificazione dello spazio urbano che abbia come obiettivo la sostenibilità, il rispetto civico e l’identità.

Piazza Regina Margherita vede convergere in sé differenti esigenze e di conseguenza problematiche. Da un lato la memoria storica della facciata del tritone a monumento del sisma del 1703 e della resilienza degli aquilani che hanno trasformato le macerie della chiesa di San Francesco in piazza Palazzo in una quinta urbana; dall’altro la nuova vita di cui gode la piazza con attività commerciali e fermento che purtroppo stenta ancora a trovare spazio tra i palazzi riportati a lucido, cantieri e parcheggi indiscriminati durante tutta la giornata.

Largo Tunisia uno spazio che da corte tra palazzi nel tempo ha assunto la connotazione di parcheggio.

IL PROGETTO

La facciata del tritone presenta le linee rigorose e simmetriche dello stile ottocentesco e possiede i caratteri monumentali della memoria storica alla quale gli aquilani sono fortemente legati.

Lo spazio urbano ai piedi della statua del tritone prepara alla facciata mediante linee organiche, connesse alla natura e alla fluidità delle relazioni sociali che la nuova configurazione della città ha generato. Le lesene della facciata si fanno dunque orizzontali e scorrono lungo la piazza delineando ambiti e movimento che da un lato accompagnano il passante nelle varie direzioni e dall’altro invitano alla sosta.

Il prato centrale recintato che occlude la piazza viene aperto e scomposto per consentire il transito dei pedoni, le viste sui palazzi e sul tritone, ma allo stesso tempo rinvia al verde che caratterizza la città dentro le mura, come il parco del Castello, i giardini di piazza Palazzo, di piazza San Basilio, Sant’Amico, ecc.

La complessità delle funzioni e delle esigenze della piazza trovano ora un’ordinata collocazione, che nulla tralascia, che restituisce alla città i luoghi per la socialità e che proietta al futuro lo spazio urbano come interconnessione di persone e natura a partire dalla storia e dall’identità.

 

Timeline

2020-ongoing

Location

L'Aquila

Clients

Fondazione CARISPAQ

Progetto su incarico

2STUDIO Francesco Giancola, Alessia Rossi, Domenico Fracassi, Arianna Tanfoni